La nascita nel paese di Utopia – Gennaio 2031 – di Michel Odent

Gennaio 2031: un rapido aumento del tasso di cesarei preoccupa il Paese di Utopia, l’Organizzazione Utopiana della Sanità decide di indire un incontro multidisciplinare per discutere sul giusto modo di partorire. Vi proponiamo il racconto di Michel Odent che ha anticipato il Convegno mittel-atlantico sulla nascita e sulla ricerca in salute primale, svoltosi a Las Palmas nel febbraio scorso.

di Michel Odent – 17 Novembre 2010

donne gravidanza
Nel 2010 due donne famose di Utopia decisero di partorire con il cesareo. Per questo motivo, di colpo, la nascita divenne uno dei temi principali riportati dai media

Come tutti sanno, il nostro paese – Utopia – è un territorio indipendente.

Anche se abbiamo raggiunto un elevato livello scientifico e tecnologico, siamo riusciti a conservare e perfino a coltivare alcune caratteristiche fondamentali della nostra cultura. In particolare, abbiamo sviluppato la capacità di concepire progetti irrealistici e di oltrepassare il limite della correttezza politica. Prenderemo ad esempio la storia della nascita per illustrare in dettaglio le caratteristiche di un ‘Utopiano’.

Nel 2010 due donne famose di Utopia decisero di partorire con il cesareo. Per questo motivo, di colpo, la nascita divenne uno dei temi principali riportati dai media. Tutti si resero conto che il tasso di cesarei stava aumentando di anno in anno. L’opinione pubblica era tuttavia d’accordo con le severe linee guida promosse dalla OUS, l’Organizzazione Utopiana della Sanità. Per far fronte a quella situazione senza precedenti, il vertice dell’OUS decise di indire un incontro multidisciplinare.

Il primo a parlare fu un esperto di statistica, che presentò dei grafici impressionanti sull’andamento del tasso di cesarei a partire dal 1950, momento in cui la tecnica del segmento inferiore sostituì quella classica. Secondo la sua estrapolazione, era assai probabile che dopo il 2020 il cesareo sarebbe diventato il modo più comune di partorire.

Un emerito medico ostetrico si sentì in dovere di commentare immediatamente quei dati, sostenendo che, di quel nuovo fenomeno, andavano considerati anche gli aspetti positivi. Egli spiegò come il cesareo fosse divenuto un’operazione facile, rapida e sicura. Era convinto che, in un futuro prossimo, la maggior parte delle donne avrebbero preferito evitare i rischi associati al parto per via vaginale. A conferma della sua opinione, presentò uno studio canadese, pubblicato nel 2007, in cui non si era riscontrato neanche un caso di morte materna, su più di 46.000 cesarei elettivi per presentazione podalica alla 39ma settimana di gestazione. Fece riferimento anche a un successivo studio statunitense, pubblicato nel 2009, con un solo caso di morte neonatale su 24.000 cesarei ripetuti.

Secondo lui, in molti casi, il cesareo elettivo prima dell’inizio spontaneo del travaglio era in assoluto il modo più sicuro di partorire. L’espressione sul viso di un’ostetrica alle sue parole conclusive “…non è possibile fermare il progresso…”, tuttavia, suggeriva che al medico potesse sfuggire qualche dettaglio.

donna bambino
“La donna, per avere un bambino, è stata programmata a rilasciare un vero e proprio cocktail di ormoni dell’amore”

La presidentessa del BWL (Association for Birth With Love, associazione per la nascita con amore) reagì prontamente alla conclusione del medico. Innanzitutto, gli chiese quali criteri avesse usato per valutare il grado di sicurezza del cesareo. Com’era prevedibile, lui menzionò unicamente la mortalità e la morbilità, sia perinatali che materne. A quel punto la presidentessa del BWL spiegò che quella limitata lista di criteri era stata fissata in passato, prima del 21° secolo, mentre ora numerose discipline scientifiche in pieno sviluppo indicavano la necessità di una lista di criteri nuovi per la valutazione delle pratiche ostetriche. Questa considerazione costituì il punto di svolta di questo storico incontro multidisciplinare.

Un professore di endocrinologia fece subito eco a questo commento eloquente e convincente. Dopo aver fatto riferimento all’accumularsi di dati sugli effetti comportamentali degli ormoni implicati nella nascita, poté facilmente convincere la platea del fatto che la donna, per avere un bambino, è stata programmata a rilasciare un vero e proprio ‘cocktail di ormoni dell’amore’. Sottolineò che, nell’ora che segue la nascita, gli ormoni della madre e del feto, liberati durante il processo del parto, non sono ancora stati eliminati e che ognuno di loro ha un ruolo specifico da giocare nell’interazione tra madre e neonato.

In altre parole, aggiunse, grazie alla prospettiva ormonale, ora siamo in grado di interpretare il concetto di ‘periodo critico’ introdotto dagli etologi: alcuni pionieri in questo campo, già nella metà del ventesimo secolo, avevano compreso che, in tutti i mammiferi, immediatamente dopo la nascita, si osserva un momento transitorio che non si ripeterà mai più, critico per quel che riguarda l’attaccamento madre-cucciolo. Mettendo a confronto i dati da lui esposti con gli innumerevoli studi epidemiologici che suggeriscono come il modo in cui veniamo al mondo abbia conseguenze per tutta la vita, emergeva chiaramente che la capacità di amare si sviluppa in gran parte nel periodo perinatale. Il medico ostetrico era stupito alle sue parole.

Al termine di quell’intervento, il direttore del dipartimento di epidemiologia del OUS, che era particolarmente interessato alla ‘Ricerca in Salute Primale’, non poté più restare in silenzio.

Egli aveva raccolto centinaia di pubblicazioni sui fattori di rischio, nel periodo perinatale, per un gran numero di diverse condizioni patologiche tipiche dell’età adulta, dell’adolescenza o dell’infanzia. Si soffermò sugli studi più validi, quelli che avevano preso in considerazione un enorme numero di soggetti, e poté riassumere molto facilmente il risultato della sua inchiesta: quando i ricercatori prendono in esame, nell’ottica della Ricerca in Salute Primale, condizioni patologiche che possono essere interpretate come varianti diverse di una ridotta capacità di amare (gli altri o se stessi), individuano sempre fattori di rischio nel periodo perinatale.

Egli sottolineò la necessità di pensare a lungo termine, riallacciandosi al commento della presidentessa del BWL in merito all’introduzione di criteri nuovi per valutare le pratiche ostetriche. Infine presentò la Banca Dati sulla Ricerca in Salute Primale come uno strumento adatto ad allenarsi a pensare a lungo termine.

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“Se il bambino è immediatamente invaso da germi amichevoli portati dalla madre, viene protetto da microbi a lui estranei e, pertanto, potenzialmente pericolosi”

A quel punto alzò la mano con impazienza una professoressa di genetica, che introdusse il concetto di ‘gene expression’ (espressione dei geni), visto come un ulteriore modo per interpretare le conseguenze a lungo termine delle esperienze pre- e perinatali. Illustrò come, di tutto il materiale genetico ricevuto al momento del concepimento, alcuni geni diventino silenti, senza peraltro scomparire nel nulla. Il fenomeno di espressione dei geni è influenzato, in particolar modo, dai fattori ambientali nel periodo pre- e perinatale.

Il medico ostetrico si fece sempre più attento e curioso, come se stesse scoprendo argomenti nuovi. Una delle sue pertinenti domande sulla genesi di condizioni patologiche e di tratti caratteriali offrì alla professoressa di genetica l’opportunità di spiegare che la natura del fattore ambientale spesso è meno importante del momento in cui avviene l’interazione, e di esporre quindi il concetto di periodo critico per l’interazione tra gene e ambiente. L’intervento della professoressa di genetica ispirò una fruttuosa conversazione multidisciplinare.

L’epidemiologo rispose di getto alla domanda sollevata da un medico generico e fornì ulteriori dettagli su una delle nuove funzioni della Banca Dati sulla Ricerca in Salute Primale: quella di raccogliere dati sul periodo critico per l’interazione tra geni e ambiente, per quel che concerne condizioni patologiche o tratti di personalità.

Un batteriologo, che fino a quel momento non era intervenuto alla discussione, sottolineò come i minuti che seguono la nascita siano critici anche dalla sua prospettiva. In passato, solo in pochi avevano compreso che al momento preciso della nascita il neonato è privo di germi, mentre poche ore dopo il suo corpo è stato colonizzato da milioni di microbi. Dato che gli anticorpi IgG oltrepassano facilmente la barriera placentare, spiegò, i microbi familiari alla madre sono già familiari (e di conseguenza, amichevoli) al neonato al momento della nascita, quando è ancora privo di germi.

Se il bambino è immediatamente invaso da germi amichevoli portati dalla madre, viene protetto da microbi a lui estranei e, pertanto, potenzialmente pericolosi. Egli aggiunse che, quando un bambino nasce attraverso il perineo, è garantito che venga contaminato innanzitutto da una gran quantità di germi portati dalla madre, se paragonato a un bambino nato con il cesareo. Per evidenziare l’importanza di questo aspetto, egli menzionò che la flora batterica si forma in gran parte nei primi minuti che seguono la nascita. Sono considerazioni utili, in un’epoca in cui si sta scoprendo che la flora batterica intestinale rappresenta l’80% del sistema immunitario.

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“Se madre e neonato non vengono affatto separati, è grande la probabilità che il bambino trovi il seno nella prima ora che segue la nascita e consumi precocemente il colostro”

Il batteriologo era completamente d’accordo con una consulente in allattamento, la quale aveva aggiunto che, se madre e neonato non vengono affatto separati, è grande la probabilità che il bambino trovi il seno nella prima ora che segue la nascita e consumi precocemente il colostro, ricco di batteri benefici, di specifici anticorpi locali e di sostanze anti-infettive. L’assunzione precoce del colostro, probabilmente, ha conseguenze a lungo termine, perlomeno a causa della sua influenza sul modo in cui si forma la flora batterica.

Il vertice dell’OUS, ovviamente, era lieto dello sviluppo dell’incontro interdisciplinare che aveva organizzato. L’intervento conclusivo fu affidato a un anziano filosofo, considerato un grande saggio dall’intera comunità. Egli spiegò che la dimensione specificatamente umana non dovrebbe essere ignorata e che bisognerebbe, innanzitutto e soprattutto, ragionare in termini di civiltà.

Fece riferimento ai dati presentati dall’epidemiologo: negli studi citati, spesso era stato necessario prendere in considerazione un numero enorme di casi, prima di poter individuare tendenze ed effetti statisticamente significativi. Ciò ci ricorda che, spesso, quando si tratta dell’essere umano, bisogna dimenticare il singolo individuo, gli aneddoti e i casi particolari, a favore di una dimensione collettiva e, pertanto, culturale.

Dagli interventi di quest’incontro, emerge chiaramente che l’umanità si trova in una situazione senza precedenti, che può essere riassunta in un modo molto conciso. “Al giorno d’oggi – disse – il numero di donne, che dà alla luce il proprio bambino e la placenta grazie al rilascio di un vero e proprio cocktail di ormoni dell’amore, si sta avvicinando allo zero. Che cosa succederà, in termini di civiltà, se proseguiamo per questa strada? Che cosa succederà, tra due o tre generazioni, se gli ormoni dell’amore saranno resi inutili nel periodo critico attorno alla nascita?”

Al termine dell’eloquente conclusione, il vertice dell’OUS chiese cosa ne pensassero i partecipanti della necessità di tenere sotto controllo il tasso di cesarei. Tutti, incluso il medico ostetrico, ritennero che fosse necessario, perfino urgente, passare all’azione.

Pertanto venne indetto un secondo incontro, con l’obiettivo di individuare soluzioni efficaci.

All’inizio del secondo incontro, il vertice dell’OUS domandò ai partecipanti quali soluzioni proponessero, per contenere il tasso di cesarei e di interventi ostetrici. Il medico ostetrico presentò un progetto per misurare l’efficacia di una strategia multi-articolata per la valutazione della pertinenza delle indicazioni per un cesareo. Nessuno vi prestò attenzione. Un giovane medico appena laureato parlò della necessità di aggiornare i corsi di laurea in medicina e ostetricia. Il direttore della Scuola di Ostetricia replicò immediatamente, affermando che in tutto il mondo vi sono stati diversi tentativi di rinnovare la formazione delle ostetriche e dei medici, inclusi i medici specialisti, senza alcun effetto positivo sugli esiti del parto. Diversi partecipanti suggerirono un incentivo economico per abbassare il tasso di interventi ostetrici.

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“Che cosa succederà se gli ormoni dell’amore saranno resi inutili nel periodo critico attorno alla nascita?”

Il vertice dell’OUS prese la parola, per puntualizzare che questa soluzione era stata già tentata in svariati paesi, senza successo, e che, inoltre, il tasso di cesarei stavano aumentando dappertutto a prescindere dal tipo di sistema sanitario: pertanto andrebbero presi in considerazione altri fattori. Aggiunse che si correrebbe il rischio di aumentare l’incidenza di parti per via vaginale lunghi e difficili e l’abuso di sostituti farmacologici degli ormoni naturali. Sarebbe un effetto inaccettabile, in un’epoca in cui il cesareo è divenuta un’operazione talmente semplice e rapida. La priorità dovrebbe essere prima di tutto quella di cercare di rendere il parto il più facile possibile, allo scopo di ridurre la necessità di interventi ostetrici in generale.

In modo del tutto inaspettato, la discussione si sviluppò una nuova direzione quando prese la parola, per la prima volta, una neurofisiologa, nota a livello internazionale per le sue ricerche sul comportamento della mantide religiosa. Ella spiegò che, mettendo a confronto le sue ricerche con la sua esperienza personale di madre, aveva acquisito una comprensione chiara dei bisogni di base della donna quando partorisce. In linea generale, disse, i messaggi inviati dal sistema nervoso centrale alle zone genitali sono di tipo inibitorio.

Aveva compreso questa semplice regola studiando il comportamento della mantide religiosa durante l’accoppiamento. Al momento della copula, la femmina spesso divora la testa del maschio, una maniera alquanto radicale di eliminare ogni messaggio inibitorio! A quel punto, l’attività sessuale del maschio diviene molto più intensa e aumenta la probabilità di concepire una discendenza. Quella ricercatrice aveva compreso che l’effetto inibitorio del sistema nervoso centrale in tutti gli eventi della vita sessuale è una regola generale. In molte occasioni aveva potuto confermare questa regola e, guarda caso, aveva compreso tutto ciò ancora meglio dopo aver partorito il primogenito.

La neurofisiologa era convinta che il motivo principale per cui quella nascita era stata così facile e veloce andava cercato nella riduzione della sua attività neocorticale. Ne approfittò per ricordare che l’essere umano è caratterizzato da uno sviluppo enorme di quella parte del sistema nervoso centrale denominata neocorteccia. La sua neocorteccia, senza dubbio, si era messa completamente a riposo quando era iniziato il travaglio vero e proprio, visto che aveva completamente dimenticato molti dettagli del luogo in cui aveva partorito.

Ricordava vagamente che si trovava in un luogo piuttosto buio e che non c’era nessuno accanto a lei, eccetto un’ostetrica seduta in un angolo a sferruzzare. Ricordava, inoltre, di aver vomitato a un certo punto del travaglio, ma l’ostetrica le disse soltanto: “È successo anche a me, quando è nato mio figlio, è normale”. Anche se non lo ricorda con grande precisione, è convinta che quel commento discreto, espresso sottovoce da una voce materna, avesse favorito il progredire del parto.

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“Ora, nel paese di Utopia, la maggior parte delle donne danno alla luce sia il bambino che la placenta grazie al rilascio di un ‘cocktail di ormoni dell’amore’

Si era sentita completamente al sicuro assieme a quella donna materna, calma ed esperta. A posteriori, ora si rende conto che in quel contesto tutte le condizioni adatte a una riduzione dell’attività della neocorteccia erano state soddisfatte. Si era potuta sentire al sicuro, senza sentirsi osservata, in un ambiente poco illuminato e silenzioso. Di conseguenza, dopo aver integrato ciò che aveva appreso come neurobiologa con quello che aveva appreso in qualità di madre, il suo suggerimento era di rimettere in discussione i criteri utilizzati per selezionare le future ostetriche. In un futuro, per essere ammesse a una Scuola di Ostetricia, sarà necessario aver partorito senza alcun intervento medico, conservando un ricordo piacevole dell’esperienza vissuta.

Di fronte a questa proposta, il medico ostetrico si trovava visibilmente a disagio e protestava, affermando di aver lavorato assieme a ostetriche meravigliose, pur non essendo madri. La direttrice della Scuola di Ostetricia replicò che tutti conoscono brave ostetriche senza figli, tuttavia lei aveva il dovere di garantire che le ostetriche diplomate presso la sua Scuola siano tutte accomunate da una predisposizione caratteriale: quella di saper stare accanto a una partoriente disturbando il meno possibile il decorso del travaglio.

Per questo motivo, non potrebbe immaginarsi un criterio migliore di quello suggerito dalla neurofisiologa. Dato che la proposta non poteva essere affatto considerata politicamente corretta, quasi tutti i presenti valutarono su piè pari che poteva essere accettata a Utopia.

A quel punto si levò una voce maschile da un angolo della sala. Era il giovane tecnico incaricato della registrazione dell’incontro: “Considerato che non ne so nulla di questi argomenti, posso porre una domanda ingenua? Cosa succederebbe se anche un medico, per intraprendere la specializzazione in ostetricia, dovesse avere un’esperienza personale positiva di parto, senza alcun intervento medico?”

La sua domanda fu seguita da un’indimenticabile ovazione entusiastica, come se tutti si ritrovassero nella medesima situazione di Archimede quando esclamò ‘Eureka!’. A tutti i partecipanti apparve evidente che un simile progetto era abbastanza irrealistico da poter essere adottato nel paese di Utopia immediatamente, senza ulteriori discussioni.

Venne nominato subito un comitato con il compito di organizzare un periodo di transizione della durata di 15 anni.

Il periodo di transizione si è concluso nel 2024 e, oggi, nel gennaio del 2031, siamo in grado di fornire dati statistici affidabili. Si tratta di dati impressionanti.

Il tasso di mortalità perinatale è estremamente basso, pari a quello di tutti gli altri paesi con un simile standard di vita. Il tasso di trasferimento nelle unità pediatriche neonatali è diminuito drasticamente. Negli ultimi quattro anni, non c’è stato un solo caso di uso del forcipe. Dato che la priorità è quella di evitare parti lunghi e difficili per via vaginale, il ricorso alla ventosa o ai farmaci è diventato eccezionalmente raro. Ciò che è ancora più importante, il tasso di cesarei è pari un terzo di quello riscontrato nel periodo di transizione.

Il tasso di allattamento al seno a sei mesi d’età supera il 90%. Un pedopsichiatra ha già riportato che l’autismo è meno diffuso che in passato. Se il famoso filosofo – il saggio della comunità – fosse ancora vivo, potrebbe dichiarare che, ora, nel paese di Utopia, la maggior parte delle donne danno alla luce sia il bambino che la placenta grazie al rilascio di un ‘cocktail di ormoni dell’amore’.

Il nuovo vertice dell’OUS e varie commissioni stanno stilando comunicati stampa da inviare a tutti canali mediatici internazionali. È stato indetto un concorso, per trovare uno slogan di 5 parole, adatto a diffondere rapidamente in tutto il mondo, in modo conciso e efficace, l’importante messaggio. Ecco lo slogan prescelto: solo Utopia può salvare l’umanità!

Traduzione di Clara Scropetta